Felice 2012!!
Anche quest’anno, come da tradizione, i miei auguri per il nuovo anno vengono con “Auld Lang Syne”, una ballata scritta in antico scozzese dal bardo Robert Burns.
La storia narrata dalla canzone è in realtà molto semplice: due amici che hanno trascorso molti anni insieme, si separano, vanno a vivere lontano l’uno dall’altro. Per caso, si incontrano nuovamente e insieme brindano agli anni trascorsi che non torneranno mai più.
Auld Lang Syne è ormai un inno al compagnonaggio universale, cantato nei paesi anglofoni in molte occasioni sentite, festività natalizie, celebrazione del nuovo anno, lauree o addii.
Va cantata in cerchio, tenendosi per mano durante il primo verso. Poi le braccia vanno incrociate afferrando le mani del vicino durante l’ultimo verso.
Questa versione è cantata dai parlamentari di Scozia e mi sembra molto rappresentativa di quello che penso dovrebbe essere il clima di concordia tra chi ha la responsabilità di guidare il Paese e Napoli per mari così tempestosi. E’ una speranza, un auspicio. E per tutti voi e per me, un augurio…
Si vola negli States e al ritorno rifondiamo insieme il PD
A poco più di due mesi dalla straordinaria avventura elettorale che ci ha visti protagonisti, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America questo agosto mi offre un’opportunità individuale che resterà negli annali e mi consentirà di approfondire molti aspetti della vita pubblica e delle policies americane.
Grazie all’azione “International Visitor Leadership Program”, iniziativa attraverso cui gli States coltivano i giovani talenti dei Paesi alleati (nel caso di specie prendendo un evidente granchio!), per più di tre settimane tra Washington D.C., Chicago Illinois, Phoenix Arizona, Portland Oregon, Manchester New Hampshire, proverò a conoscere l’america delle grandi istituzioni e quella profonda del cuore del paese, mi confronterò con membri del parlamento e di grandi corporations, studierò le politiche di promozione del turismo e di lotta al crimine urbano, seguirò seminari sulla forma partito e sulla selezione dei candidati attraverso primarie, approfondirò le azioni di difesa e sicurezza internazionali. E, senza dubbio, non perderò un museo, un invito a cena da amici americani, una steak house rinomata, un locale alla moda dove fare bagordi.
Soprattutto, mi interrogherò sul futuro della crisi, sul suo impatto sull’Europa, sui mezzi per superarla, sulle scelte che un partito progressista deve compiere in questa temperie, per assicurare politiche per i più deboli, iniziative di sviluppo, stretta su sprechi e inefficienze.
Al ritorno, infatti, è di questo che dobbiamo occuparci.
Di rinnovare profondamente il Partito Democratico nel Paese e di rifondarlo per l’intero a Napoli.
Da settembre mi ci dedicherò come sempre anima e corpo, senza risparmio, sapendo che la tribolazione è il viatico della rinascita e che nelle prossime battaglie civili potrò contare ancora una volta sulla considerazione dei tanti che mi stimano e mi sorreggono con il loro affetto.
Referendum: 4 SI per l’ambiente, per la vita, per la giustizia
Il 12 e 13 giugno batti il quorum e dici quattro volte SI all’ambiente, alla vita, alla giustizia.
Perché il nucleare sia solo una brutta storia.
Perché la gestione dell’acqua resti pubblica.
Perché la legge sia uguale per tutti.
Sarei eletto con Lettieri, voto De Magistris
Fondo apparso sul quotidiano ambientalista Terra mercoledì 25 maggio 2011 a mia firma.
Gentile Terra,
come noto, il PD napoletano affoga tra recriminazioni presenti, errori recenti, vecchi rancori e vestigia di un potere che non c’è più.
La scelta di consentire la guerra fratricida delle primarie prima, di invalidarle poi, commisariando per giunta il partito, ha infine avuto come seguito l’indicazione tutta romana di un candidato a sindaco di assoluto pregio personale e curriculum professionale ma del tutto sconosciuto persino agli addetti ai lavori e che, inoltre, giocava sullo stesso terreno legalitario di De Magistris, senza tuttavia eguagliarlo per carisma individuale e forza d’impatto argomentativo.
Una sequela di errori dunque del PD nazionale e locale che nasce in fin dei conti dal non aver sciolto il nodo di un radicale rinnovamento delle forze democratiche, impedendo l’inviluppo nelle spire dei capibastone senza più potere e credibilità.
La vittoria di De Magistris al primo turno ne è l’ovvia filiazione.
Meno ovvia la sua decisione di non apparentarsi con il Partito Democratico e con Sinistra Ecologia e Libertà.
Le ragioni dell’europarlamentare sono note e consitono in realtà tutte nella debolezza dei democratici, debolezza elettorale, assenza di leadership e carenza di legittimazione pubblica.
La combinazione di alcuni dati, De Magistris al ballottaggio con più di dieci punti sopra le sue liste e la parallela decisione di non apparentarsi ci consegnano ad un paradosso, candidati con diverse migliaia di preferenze non entreranno in caso di vittoria dell’ex Pm a vantaggio di candidati con poche centinaia di voti.
A beneficio tuttavia della coerenza del progetto di rupture di De Magistris.
E qui si inscrive la mia posizione individuale che aggiunge paradosso al paradosso.
Da dieci anni mi consacro alla città per l’intero, prima alla circoscrizione, di poi al comune, guadagnando consensi e considerazione sempre crescenti, sostenendo battaglie aspre da posizioni sempre antagoniste rispetto alla nomenklatura dominante, sacrificando anche le feste comandate per presidiare i territori più marginali della città e guadagnare spazi per la loro emancipazione, avanzando denunce, argomentando la necessità della cultura quale asse fondamentale dello sviluppo della città e della memoria storica come fondamento per il riscatto e mi ricandido su questa piattaforma per la seconda volta al consiglio comunale.
Senza paternità illustri, con l’handicap di saper scrivere e parlare correttamente in italiano, con il record del minor reddito tra i consiglieri, avendo accantonato ogni altra attività professionale, raccolgo 2300 preferenze e resterò fuori consiglio in caso di vittoria di Luigi De Magistris e vi permarrò tra i superstiti dell’opposizione in caso di vittoria di Lettieri.
Logica utilitaristica vorrebbe se non tifare apertamente per il candidato delle destre, almeno lavorare sotto traccia, non esporsi pubblicamente e attendere fiducioso l’esito del disimpegno o del voto contro natura.
Ho scelto, nonostante l’ingiustizia che subirò, di chiedere apertamente ai miei sostenitori di votare e indurre al voto per Luigi De Magistris.
Consapevole che Napoli ha bisogno di una svolta profonda negli uomini e nelle politiche e fiducioso che De Magistris Sindaco, pur nei proclami a volte apocalittici, sappia invece trovare la saggezza e la lungimiranza di riannodare i fili di un’alleanza forte con i partiti, le forze sociali e culturali napoletane e scrivere anche con un PD rinnovato una nuova pagina per il progresso della città.
Appello al voto. Scheda azzurra, barra PD, scrivi DI MARZIO
Cari amici,
diffusamente, in molti quartieri della città, amici di vecchia data, persone appena conosciute o, in tanti casi, semplici cittadini con cui non vi è mai stata occasione di incontrarsi e confrontarsi di persona, hanno deciso di dedicarmi il loro sostegno, hanno deciso di aprire un credito, di coltivare una speranza di riscatto, nonostante la temperie assai drammatica in cui versa la città e per la quale la scorciatoia del non voto è una tentazione forte.
Dovunque io vada, dalla collina di posillipo al cuore antico di neapolis, dalle periferie ex industriali a est alla frontiera a nord della città fino all’area pianeggiante o quella collinare a ovest, scopro disincanto e perdita di fiducia per l’avvenire ma, come il fuoco cova sotto la cenere, come un fiume carsico, leggo un sopito desiderio di riscattarsi, di ritrovare una passione per l’avvenire, di coltivare un rinnovato civismo.
Molti mi dicono che andranno a votare perchè ci sono io candidato, altrimenti sarebbero rimasti a casa.
Questo mi gratifica ma io rispondo loro, ricordando a me stesso che ci sono state persone che per garantirci l’esercizio del libero voto hanno sacrificato loro stesse, i loro beni, in molti casi la loro vita.
E allora penso che c’è un bene più grande in gioco, la democrazia. E i più di noi, fortunatamente, non sanno cosa significa vivere in un sistema in cui ci sono ‘altri’ che scelgono, invece dei cittadini con le libere elezioni.
Non possiamo, non dobbiamo trasformare il disincanto in rassegnazione, in astensione dai doveri della vita civile, i quali comprendono l’esercizio del voto ma anche e soprattutto, dopo il voto, il controllo costante dei governati sui governanti, dell’opinione pubblica sui rappresentanti istituzionali.
Sapete chi sono. Alcuni di voi da molti anni.
Sapete perchè e in nome di cosa ho deciso di vocare la mia vita alla città.
Sapete le ragioni per cui mi candido al Consiglio comunale di Napoli e quale sia la mia idea di città, e sapete allora che questo che leggete è un ultimo appello al voto per le elezioni amministrative del 15 e il 16 maggio 2011.
La scheda è azzurra. Al Consiglio comunale barra il simbolo del PD e scrivi DI MARZIO.
Aperitiviamo insieme? Concediamoci un piccolo e rilassato spazio di ragionamento.
La campagna elettorale volge al termine.
Vorrei saper ringraziare personalmente tutti coloro che hanno mostrato considerazione per me ma, soprattutto, per l’ardente desiderio che coltivo di ripensare la città, di restituirvi dignità e qualità nel vivere.
Un’occasione per incontrarvi me la riservo prima delle urne in cui molti di voi mi onorerarnno del loro consenso e del carico di responsabilità che questo comporta.
Venerdì 13 maggio dalle ore 19 all’hotel Palazzo Alabardieri (via alabardieri, piazza dei martiri) sarei felice di un aperitivo insieme, se potrai, se vorrai.
Con riconoscenza consapevole.
Emilio.
Liberiamo Napoli dai manifesti selvaggi e dai loro candidati
Di seguito il mio Comunicato ANSA di oggi sull’affissione abusiva.
Come noto, non troverete alcun mio manifesto affisso al di fuori degli spazi consentiti.
Questione di stile e di legalità.
”A dispetto degli impegni preventivamente assunti dalla generalità dei candidati e di ogni buon costume etico e politico, i muri della città, in qualche caso di edifici storici, i pali della luce e ogni altro spazio illegalmente occupabile sono ricoperti dalle facce e dai simboli dei candidati ai consigli di comune e municipalità.
Pianura non fa eccezione, anzi è tra i territori più inquinati dalla propaganda elettorale abusiva, persino in prossimità della beatificazione di Don Giustino Maria Russolillo con tutto il portato di flussi turistico religiosi connessi al così importante avvenimento per la comunità del territorio.
Complimenti pertanto ai candidati che già si presentano ai cittadini violando la legge prima ancora di essere eletti.
Mi sento pertanto di avanzare un doppio appello. Al Comune di Napoli perché provi, pur tra mille difficoltà, a sanzionare l’affissione abusiva e a far rimuovere dalla partecipata Elpis i mezzi di propaganda più invasivi nei territori più colpiti dal fenomeno. Per i candidati di tutta la città penso a una moratoria a partire da domani.
Basta manifesti selvaggi a maggior ragione nei luoghi come Pianura in cui, per l’occasione beatificazione, accorreranno cittadini di tutte le parti del mondo”.
25 aprile: ora e sempre RESISTENZA
In una temperie fatta di pericolosi revisionismi, insulse parificazioni storiche o addirittura aggressivi rigurgiti totalitari, il 25 aprile è più attuale che mai.
Serve a ricordarci che la lotta per l'emancipazione dell'uomo è lungi dall'essere conclusa e abbisogna di rinnovata coscienza civile e impegno di cittadinanza.
Non v'è miglior modo, secondo me, di ricordare il 25 aprile con le parole che Piero Calamendrei rivolse ai giovani in una sua lectio sulla Costituzione repubblicana:
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione."
Penso a Napoli com’era/ penso a Napoli come sarà…
Da bambino, ogni volta che nella nostra panda bianca intraprendevamo il lungo viaggio (lungo almeno nella mia percezione di allora) verso la Calabria per riabbracciare i nonni materni di Catanzaro, con mio padre cantavamo per ore canzoni napoletane classiche. La voce si affinava e un senso di nostalgia per la città di quei motivi in cui si sentiva il profumo del mare, si acuiva.
Di quelle liriche in musica apprendevo le parole e alcuni anni dopo le cantavo in teatro.
Di una sola, bellissima, con papà perdevamo il filo del ricordo e, salvo che per il ritornello, le strofe sovente venivano su monche: Munastero e’ Santa Chiara.
Non posso nascondere che ritrovare la parola perduta, ripensare alla città con un tratto di melanconia mi ha fatto sovvenire: ‘Penso a Napoli com’era’.
Talvolta penso che la vera vittoria della Lega è tutta culturale e consiste nell’idea che abbiamo introiettato di un destino di ineludibile sottosviluppo per Napoli, di un fallimento necessitato, quasi cromosomico, di un declino invincibile, inscritto nei nostri geni. C’è da vergognarsi delle nostre origini e biasimarci se non siamo nati a Crema o a Cantù.
Sarebbe lungo narrare la storia di questa vittoria sulle nostre coscienze, di un’unità che non abbiamo saputo promuovere dal mezzogiorno e che poi abbiamo dovuto subire nei suoi espropri, di un espianto scientifico di ogni attività produttiva o finanziaria dalle nostre terre, di una immane responsabilità delle nostre classi dirigenti complici e serve e di un senso della comunità ridotto all’osso…sarebbe lungo discuterne.
Ciò che mi interessava con ‘penso a Napoli com’era’ era descrivere una città che è stata una grande capitale europea, che ha radici antiche e una cultura millenaria, che dalla Grecia al Grand Tour ha strabiliato il mondo, che ha tesori inestimabili che aspettano di essere dissotterrati.
Mi interessava ricordare a noi stessi la necessità di ritrovare il senso dell’orgoglio della nostra identità, non quello cieco sulle nostre responsabilità ma consapevole di quello che abbiamo dato al mondo.
La memoria è un pallino per me. Lo è stato anche in questo difficile mandato da consigliere comunale cui la città ha inteso chiamarmi sorprendentemente pur non avendo padri o padrini politici.
Per questo, ho provato a far riscoprire ai napoletani i sentieri dell’ebraismo a Napoli e la sua bella Sinagoga spagnola fondata da Rothschild e dove per la prima volta nella sua storia il Sindaco della città si è recata a far visita su mio sollecito e invito della Comunità ebraica napoletana. Per questo ho fondato un gruppo che ormai conta mille iscritti di Amici delle Comunità ebraica napoletana e della Sinagoga di via Cappella Vecchia e molti napoletani grazie ad esso hanno conosciuto i luoghi dell’ebraismo in città.
Per questo ho provato con successo a intestare il Ponte della Sanità ad una popolana dei quartieri Stella e Materdei, Lenuccia Cerasuolo, la quale si era distinta con il suo eroismo contro i nazisti nel corso delle Quattro Giornate di Napoli. Oggi quel ponte si chiama Ponte Maddalena Cerasuolo.
Per questo ho provato a ragionare insieme ad alcuni amici di come riesumare i resti mortali dei corpi decollati a Piazza Mercato dei martiri del 1799 per dare loro, per quanto assai postumi, funerali solenni e degna sepoltura al Mausoleo Schilizi a Posillipo. La procedura è in itinere e fidiamo si completi presto.
Per questo, senza nostalgie vaniloquenti, ho in mente di proporre l’intitolazione di alcuni luoghi simbolici ai sovrani delle Due Sicilia che una damnatio memoriae ha cancellato dalla città per l’intero come se un regno lungo secoli non fosse mai esistito. È ora di ritrovare una sobrietà nell’analisi e nel ricordo.
Per questo, su di un livello apparentemente più basso di registro, ho promosso l’attribuzione della cittadinanza onoraria a Bruno Pesaola e l’intitolazione degli spalti del San Paolo ai grandi campioni del passato, ritenendo che se un giovane tifoso frequentatore, ad esempio, della Curva A Sallustro vorrà interrogarsi su chi fosse Attila Sallustro, probabilmente questi scoprirà anche un pezzo della storia della città connessa all’epoca di Sallustro, o Vojak o Sentimenti. Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità il mio in tendimento ma la Giunta non vi ha ancora dato esecuzione.
Riannodare i fili della memoria e ritrovare una consapevolezza di noi stessi.
Con il nostro Giambattista Vico penso che ‘la memoria storia è il fondamento della rinascita’.
E penso che, pertanto, sia utile trait d’union a ‘Napoli come sarà’.
Quella città consapevole dei suoi tesori e del suo presente di degrado civile in cui è piombata.
Quella città per le cui periferie lotto incessantemente, ogni giorno dell’anno, per l’emancipazione delle comunità, per restituirvi dignità, infrastrutture essenziali, socialità.
Quella città che deve ritrovare una speranza di crescita civica ed economica nella cultura, nell’arte, nel turismo, il nostro petrolio per il quale in questi anni ho provato a impegnare ogni energia e per il quale sognerei nei prossimi anni un ruolo di amministratore, di governo e indirizzo delle risorse nei grandi appuntamenti internazionali che vedranno Napoli protagonista.
Quella città che a ovest nel tempo libero, a est, in industria e servizi, potrebbe ritrovare una chance.
Quella città che dovrebbe impegnare una generazione che rivendica il testimone di una speranza.
Napoli com’era dobbiamo ricordarla. Napoli come sarà dipende noi.
Insieme, vorrei darvi un contributo sincero, generoso, di prospettiva.
Ma questo dipende da voi. Io sono qui.
Amministrative 2011. Chi sono e perchè mi candido.
Mi chiamo Emilio Di Marzio. Amo la mia città e ad essa sto vocando la mia vita.
Da oltre dieci anni sono civilmente e politicamente impegnato prima da Consigliere Circoscrizionale, dal 2006 da Consigliere Comunale di Napoli per il Partito Democratico, tra i più giovani mai eletti.
I miei genitori, Franco e Lory, impiegati alla Fiat e alle Poste, mi hanno cresciuto nella solidità dei valori piccolo borghesi: sacrificio, rispetto, altruismo.
Sono diventato Avvocato e Dottore di Ricerca in Diritto Internazionale ma, con qualche rammarico dei miei cari che vedevano per me un futuro radioso nelle professioni liberali e nell’accademia, ho scelto la strada più difficile, quella della passione politica.
Tre grandi principi guidano il mio agire politico e amministrativo: l’attenzione all’arte, alla cultura e alla memoria come assi prioritari di sviluppo e crescita morale e civile; la legalità, la lotta al racket e alla corruzione come presupposti indispensabili di convivenza e libertà di intrapresa economica; l’emancipazione delle periferie dal degrado.
Sono certo Napoli sia una grande capitale del mondo che deve solo riscoprirne la vocazione.
Per questo, ho lottato a difesa delle grandi istituzioni museali, il Madre in primis, e per riqualificare il patrimonio storico artistico della città. Per questo ho sostenuto l’istituzione delle associazioni antiracket. Per questo, ho proposto la pedonalizzazione di importanti pezzi di Chiaia e del Centro storico. Per questo, ho ottenuto l’istituzione, di imminente realizzazione, di un nucleo di Polizia Turistica e di un nucleo antiparcheggiatori abusivi della Polizia Locale e ho contribuito all’assegnazione del Forum Universale delle Culture 2013. Per questo, ho lavorato perchè a Pianura e Soccavo come a Ponticelli, a Bagnoli e nelle altre periferie nord della città, tra tanti sforzi e difficoltà, si realizzassero importanti opere di manutenzione o di infrastrutture. Per questo, il mio telefono è sempre acceso, ogni giorno dell’anno, ogni minuto della giornata. Per questo, penso che dobbiamo ripensare la città, alleviando la fatica quotidiana dei suoi cittadini nel viverne l’ordinario ma anche immaginandone una sua missione nel mondo globalizzato. Per tutto questo, sostengo mille battaglie quotidiane a costo di sacrificare la mia attività professionale e così risultando, secondo i dati ufficiali e pubblicamente consultabili, il consigliere comunale più povero, quello con il minor reddito della città.
Napoli non può, non deve considerarsi come destinata ad un’ineluttabile declino.
È il tempo dell’audacia, il tempo di una generazione che raccolga la fiaccola della modernità.
Per questa ragione, alle elezioni del 15 e 16 maggio 2011, con Mario Morcone Sindaco, mi candido con il Partito Democratico a Consigliere comunale di Napoli e ho l’ambizione di chiederti sostegno e incoraggiamento. Ricostruire una speranza è possibile, anzi è necessario.
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Articolo/Intervista a Di Marzio su Internazionale.














